Quando il Tevere faceva paura.

Fin dai tempi antichi il Tevere è stato per gli abitanti di Roma e dei suoi dintorni “croce e delizia”. All’amenità delle sue sponde e alla piacevolezza delle attività che si potevano esercitare su di esse e sull’acqua che si potevano esercitare su di esse e sull’acqua, si contrapponevano infatti periodicamente spaventose inondazioni con conseguenze terribili in termini di perdite di vite umane e di attività economiche.
Il fatto che ci fosse una consuetudine a tali tragedie non ne diminuiva certamente la calamitosa portata e da sempre studiosi si sono applicati a vario titolo all’analisi della situazione e all’elaborazione di proposte in grado di porre un rimedio definitivo al problema delle catastrofiche piene del Tevere. Nella Roma antica, per esempio, anche Plinio il vecchio riflette su questi avvenimenti e, in un passo della sua Naturalis historia, ravvisa come causa delle inondazioni del fiume la scarsa religiosità dei romani e come rimedio un maggior numero di sacrifici per ingraziarsi gli dei e scongiurare i castighi sotto forma di calamità naturali.

Poichè i luttuosi recenti eventi causati dagli strariparimenti di fiumi e torrenti hanno portato ancora una volta tristemente alla ribalta il problema della cura e della manutenzione dei corsi d’acqua e del territorio nel nostro Paese, abbiamo pensato di riproporre ai nostri lettori una scelta di opere che trattano il problema delle inondazioni del Tevere, effettuata e commentata da tre colleghe: Ada Corongiu, Antonietta Amicarelli Scalisi e Rita De Filippi. Questo lavoro venne eseguito per una mostra dal titolo Roma la città dell’acqua, allestita in Casanatense nel lontano 1994. Molti anni fa dunque, ma ci sembra che l’accurata selezione che venne svolta per quell’occasione tra i libri antichi della biblioteca, mantenga ancora oggi tutta la validità delle ricerche ben fatte ed esaurienti un argomento.

Crediamo fermamente che conservare e rendere disponibili per tutti i cittadini di oggi e di domani la memoria storica degli eventi, dei problemi ad essi connessi, le riflessioni teoriche dai quali sono scaturiti e che essi hanno generato possa contribuire alla crescita e al miglioramento della società nel suo insieme. Per questo motivo sono state istituite le biblioteche e gli archivi e per questo scopo, a nostro avviso, dovrebbero continuare ad esistere.

Dedichiamo questo editoriale al ricordo delle vittime delle recenti alluvioni in tante, troppe regioni italiane.


Per introdurre dunque la parte del catalogo di quella mostra del ’94 che tratta delle inondazioni del Tevere (le schede bibliografiche si possono scaricare qui), abbiamo scelto in particolare il commento illustrativo di quattro opere, tra le molte di fondamentale importanza sul tema in oggetto, frutto di approcci diversi allo stesso problema: la prima di Francesco Maria Onorati: Apologia … per la passonata fatta sopra il Tevere fuora di Porta del Popolo in difesa della strada Flaminia con la direttione del signor Cornelio Meyer famoso ingegniere olandese… Roma, 1698, in cui l’autore magnifica la realizzazione del progetto di risanamento e contenimento del fiume dell’ingegnere olandese Cornelis Meyer.

La seconda, dell’architetto Carlo Fontana: Discorso … sopra le cause delle inondationi del Teuere antiche e moderne à danno della città di Roma, e della insussistente passonata fatta auanti la villa di Papa Giulio III… Roma, 1696, in cui il celebre architetto contesta la validità dell’ “operazione Meyer” a favore del proprio progetto.

La terza, l’importante lavoro degli ingegneri Andrea Chiesa e Bernardo Gambarini: Delle cagioni e’ de rimedi delle inondazioni del Tevere. Della somma difficoltà d’introdurre una felice, e stabile navigazione da Ponte Nuovo sotto Perugia sino alla foce della Nera nel Tevere, e del modo di renderlo navigabile dentro Roma, 1746.

E infine la quarta ed ultima, di Luigi Amadei: Progetto della deviazione del Tevere del generale Giuseppe Garibaldi … Napoli, 1875, che rientra nel gran numero delle proposte mai realizzate, ma che è tuttavia utile sia perchè illustra, su incarico di Garibaldi, il progetto di deviazione del Tevere ideato dal generale, sia perchè contiene anche la narrazione delle vicende politico-amministrative che precedettero l’avvio della tanto sognata soluzione del problema Tevere che avvenne poi secondo il progetto dell’ing. Raffaele Canevari, anch’esso illustrato nella pubblicazione.

Va da se’ che queste note servono esclusivamente per introdurre l’argomento e per suscitare la curiosità del lettore e l’interesse dello studioso: per l’approfondimento si rimanda all’elenco delle opere e relative schede bibliografiche ma soprattutto ai testi originali in esse descritti, tutti reperibili in biblioteca.

Sabina Fiorenzi