Francesco Maria ONORATI
Apologia … per la passonata fatta sopra il Tevere fuora di Porta del Popolo in difesa della strada Flaminia con la direttione del signor Cornelio Meyer famoso ingegniere olandese... In Roma, Per il Bernabò, 1698. [8], 59 p.  ill., 1 tav. ripieg. fol. (30 cm)
(coll. Misc. 205.11)

Dopo aver dedicato questa Apologia al cardinale Giovanni Francesco Albani, segretario dei Brevi di Innocenzo XI, così l’Onorati si rivolge al lettore: “La passonata diretta dal Sig. Cornelio Meyer ingegniere olandese, ha havuto tante opposizioni che maggiore è stato il fastidio di superar queste, che far quell’opera, ma finalmente essendo state riconosciute ne i primi Tribunali della Corte per insussistenti, è restata la passonata approvata, & hoggi felicemente illesa, & intatta non ostanti le molte alluvioni del Tevere, che quanto sono state maggiori, tanto l’hanno corroborata con un totale interramento dalla parte interna, e coll’havere stabilito l’alveo a scarpa avanti di lei di modo che lo spirito, o sia filone delle acque ivi scorre molto lontano dal piè della passonata. Io ho avuto l’honore di rappresentar le ragioni a questi supremi giudici suggeritemi dal signor Cornelio secondo i suoi nuovi principi di far passonate all’usanza olandese, che in quelle parti sostengono con artificio incomparabile sopra il dorso delle passonate il peso di tutte le acque di quel gran mare che bagna l’Olanda…”.
Come si vede, si tratta di una difesa, fatta con fermezza e ironia, contro i “Professori” oppositori dell’opera fatta dal Meyer sul Tevere, vicino alla villa di Giulio III sulla Flaminia, dove una grande corrosione dovuta ad una tortuosità dell’alveo, aveva “divorato” tante vigne e minacciava la bella strada consolare. Onorati ripercorre la storia dei vari progetti che dal pontificato di Alessandro VII fino a quello di Clemente X furono presentati e rigettati a causa della loro inefficacia, come quello del ferrarese Ippolito Negrisoli, o per il prezzo eccessivo (80.000 scudi), come quello del “cav. Bernini, fenice de nostri tempi.” Finchè nel 1675, venuto a Roma per l’Anno Santo, il Meyer ebbe l’occasione di poter confermare la veridicità della sua fama di ingegnere delle acque presentando, su richiesta del papa Clemente VII, un progetto per risolvere il suddetto problema della corrosione del fiume presso la Flaminia, per la spesa di 8 mila scudi, che convinse la Sacra Congregazione delle Ripe e quella dei Conti.
Ma nell’attuazione, avvenuta sotto Innocenzo XI, “oltre alle difficoltà naturali di contrastar con due potentissimi elementi acqua, e terra, hebbe l’ingegniere difficoltà molto maggiori causategli ò dagli emuli, ò dagli ignoranti…” che, con false notizie di crolli o perizie negative sulla efficacia della palizzata, riuscirono più volte a far sospendere i finanziamenti e, quindi, i lavori. Si distinsero in questo Agostino Martinelli, che pure antecedentemente aveva fatto pubbliche lodi del Meyer e ne aveva copiato le tecniche, e tanti altri architetti, soprattutto il famoso Carlo Fontana che ne voleva addirittura demolire l’opera: Onorati ci dà un resoconto preciso di tutte le dispute, fornisce i rendiconti delle spese, descrive la lunga realizzazione dell’opera evidenziandone i pregi e la perfetta riuscita ed utilità, difende l’ingegner Meyer da ogni accusa, elogiando “…il singolare studio si suo, che di due suoi figliuoli: invigilando continuamente giorno, e notte, esposti a non pochi pericoli, e particolarmente con esser cascato diverse volte l’Ingegniere nell’istesso Tevere vestito, ove una volta perdette un diamante di sc. 300. & un horologio di molta stima, & à questi pericoli corsi si aggiungevano le intemperie dell’aria nell’andar d’estate e inverno per le campagne à cercar sassi, e fascine, e legnami, e per accelerar gli operai…”. Così, per l’indefessa diligenza del Meyer fu terminata la palizzata, fortificata da un grande saliceto e da tanti alberi dalle salde radici. Un editto del 15 marzo 1679 chiuse tutte le controversie e decretò, contro tutti i detrattori e danneggiatori, la conservazione dell’opera e la sua intoccabilità. (Ada Corongiu)