Luigi AMADEI

Progetto della deviazione del Tevere del generale Giuseppe Garibaldi compilato da Luigi Amadei... Napoli, Stabilimento Tipografico di Francesco Giannini, 1875 80, [6], 9, [1], 5 p. 28 cm
(coll. Vol. Misc. 2948.4)

La lunga teoria dei libri sulle inondazioni fin qui descritti ha dimostrato come il problema del Tevere, da tutti affrontato con passione e con l’intento di trovare soluzioni definitive, non fu, nella realtà dei fatti, mai risolto, nonostante il conclamato impegno di tanti papi e della amministrazione capitolina. La presentazione di questa opera dell’ingegner Amadei, (colonnello del Genio in ritiro, ex professore di meccanica applicata e ex consigliere municipale e provinciale di Roma) che rientra nel gran numero delle proposte mai realizzate, è tuttavia utile sia perchè essa illustra, su incarico di Garibaldi, il progetto di deviazione del Tevere ideato dal generale, sia perchè contiene anche la narrazione delle vicende politico-amministrative che precedettero l’avvio della tanto sognata soluzione del problema Tevere che avvenne secondo il progetto dell’ing. Raffaele Canevari, anch’esso illustrato nella pubblicazione.

Così la vicenda narrata dall’Amadei (p. 1 e segg.): “La straordinaria piena avvenuta nel 28 dicembre 1870, la quale sommerse gran parte di Roma, sollevò un grido universale pei molti danni che recò alla salute pubblica e agl’interessi della cittadinanza. Ed io stesso fui testimonio, quale uno dei Presidenti della Commissione di soccorso in quella luttuosa circostanza, dei danni e delle rovine cagionate alla città dell’inondazione, e segnatamente alla classe povera, che oltre gli assalti della miseria, dovette subire anche quelli più violenti della piena nei suoi meschini tuguri.” Questa calamità richiamò l’attenzione del Governo sulla infelice condizione in cui versava la capitale d’Italia; e si fece sentire l’urgenza di studiare l’importante questione del Tevere, cioè di liberare Roma dalle sue inondazioni. Il Governo nominò una Commissione d’ingegneri che “…dopo un anno di studi, emise un parere, dal quale dissentirono gli ingegneri Possenti e Armellini…”.

Insomma la Commissione approvò il progetto di Raffaele Canevari, ritenendolo forse più costoso, ma anche più sicuro di quello del Possenti. Dice l’Amadei che il progetto del Canevari “… si riassume in questo:
1° Nella costruzione di una platea a Ponte Milvio;
2° Nell’arginatura del Tevere, dai sassi di S. Giuliano alla città;
3° Nella costruzione dei muri di sponda nel tratto urbano;
4° Nel dare all’alveo la larghezza di 100 metri fra le sommità dei muri;
5° Nella soppressione di uno dei rami del Tevere all’Isola Tiberina;
6° Nell’aggiunta di una luce al Ponte S. Angelo, e nella demolizione del Ponte Rotto, da venire sostituito da un nuovo ponte;
7° Nella rimozione degli ostacoli esistenti nell’alveo;
8° Nella costruzione di due Collettori paralleli alle sponde;
9° Nell’arginamento della sponda sinistra fin sotto S. Paolo.
Che intanto si dia principio nei primi di aprile 1872 alla soppressione degli ostacoli che incontra il Tevere in Roma.”

Ma dopo l’approvazione di massima di questo progetto da parte del Ministero dei Lavori Pubblici e nonostante il piano di esecuzione compilato dall’Ufficio tecnico Comunale, che prevedeva una spesa di 42 milioni, tutto si arenò e “… la quistione del Tevere … venne sopita, e forse sarebbe rimasta in un letargo profondo, se il Generale Garibaldi non fosse venuto a destarla con quella generosa iniziativa, con cui dà vita ogni sua grandiosa idea. Bastò questa scintilla per infiammare la immaginazione di tutti coloro che nella prosperità di Roma veggono riflesso il bene di tutt’Italia … Frattanto il Generale … diè incombenza ad alcuni ingegneri, fra i quali onorò anche me, per istudiare sui luoghi l’attuazione del suo progetto, e lo stesso Governo si offriva al medesimo fine. Contemporaneamente incaricava l’onorevole Depretis di formare una Commissione, affinché esaminasse i vari progetti proposti… Il verdetto di questa Commissione, non approvando il progetto della deviazione del Tevere, propose quello della stessa Commissione.” Cioè quello del Canevari.
Insomma, sia pur respinto, il progetto del Generale Garibaldi (che prevedeva la conduzione del Tevere, dalle vicinanze della confluenza con l’Aniene, all’esterno della città, fino a riallacciarsi poi, a metà fra S. Paolo e la foce, all’alveo naturale, mentre all’interno della città il fiume avrebbe continuato a seguire il suo corso ma in un alveo ristretto e rettificato) servì a far approvare finalmente l’inizio concreto dei lavori secondo il progetto di Canevari con una legge del luglio 1875. Questo ultimo progetto, a ben guardare, individuava le stesse cause, e proponeva, sia pure con conoscenze e mezzi tecnici enormemente progrediti, le stesse soluzioni già tante volte lette nelle numerose opere sulle inondazioni del Tevere qui esposte, e cioè “drizzagni, muraglioni”, ponti da distruggere o da allargare, lungofiume, deviazioni, canali, collettori, modifiche della situazione all’isola Tiberina. Abbiamo visto a proposito di quest’ultima che il progetto Canevari ne prevedeva, con l’eliminazione di un ramo del fiume, la distruzione, cosa che, per l’intervento di tanti archeologi e personaggi della cultura, non avvenne. E certo però che gli enormi lavori previsti dall’ingegnere richiedettero interventi energici e demolitori e che la bonifica delle sponde e l’allargamento dell’alveo comportarono certamente un grande cambiamento del paesaggio fluviale, così come il rifacimento di ponte Cestio, la quasi totale distruzione di Ponte Rotto, l’interramento del magnifico Porto di Ripetta, la creazione dei lungotevere etc. Ma è anche indubbio che il problema delle inondazioni del Tevere in città fu finalmente risolto, anche se con sacrificio di tante testimonianze storiche della Roma antica e di quella papalina. (Ada Corongiu)

Le immagini che illustrano l’editoriale sono tratte da F.M. Bonini Il Tevere incatenato… Roma, 1623 e da La Capitale, a. 6 (gen-giu 1875)