L’Hortus Romanus di Liberato Sabbati (v. II del Ms. 4460)

Il progetto editoriale propone la stampa del secondo volume dell’Hortus romanus, che e’ stato protagonista di un espisodio molto doloroso per la Casanatense, verificatosi il 16 giugno 2004. Durante la sua esposizione al Vittoriano, in occasione della mostra “Le radici della Nazione”, il volume – che era stato dato in prestito – è stato dolosamente sottratto, depauperando così non soltanto l’intero patrimonio manoscritto della Biblioteca, ma anche inficiando la completezza del pregevole erbario. Fortunatamente i cinque volumi, che originariamente costituivano l’opera, erano stati sottoposti ad una campagna di digitalizzazione per cui si è ritenuto di attenuare in qualche modo il danno, seppure incalcolabile per la Biblioteca, per il patrimonio dello Stato e quindi per tutti i cittadini, con la riproduzione delle illustrazioni che compongono il secondo volume della serie.

Il testo dell’editoriale è un estratto da
Hortus Romanus di Liberato Sabbati vol. II (Ms. 4460) a cura di Angela Adriana Cavarra e Isabella Ceccopieri. Roma, De Luca editori d’arte c2009

le tavole illustrate del manoscritto

Il Ms. 4460: membra disiecta dell’Hortus Romanus di Liberato Sabbati

Il volume che si conservava nel fondo manoscritti casanatense con segnatura Ms. 4460, costituiva il secondo tomo dell’Hortus Romanus del Sabbati. L’opera originale, realizzata nel 1770, comprendeva cinque volumi manoscritti, illustrati dai disegni eseguiti da Cesare Ubertini, strettissimo collaboratore del Sabbati, che ne curò la veste pittorica sicuramente ad vivum. E’ un hortus pictus che appartiene al periodo della piena maturità dell’autore, ancora primo custode dell’orto botanico romano.
Il suo intento fu di documentare nell’erbario le piante lì conservate, classificandole secondo il sistema di Joseph Pitton de Tournefort, considerato padre della botanica descrittiva. Il metodo tournefortiano, infatti, individuava le piante ripartendolo in 22 classi, divise a loro volta in generi secondo i caratteri della corolla. I criteri tassonomici, non più finalizzati agli aspetti farmacologici delle piante, erano ormai divenuti i veri ispiratori degli orti secchi e degli orti dipinti. In tal senso la qualità degli erbari prodotti dal Sabbati fu straordinaria e restano esemplificativi, sia della sua attività giovanile che della sua lunga collaborazione con i domenicani casanatensi.
Sembra che la sua ricorrente presenza nell’attività di documentazione scientifico-naturalistica della Casanatense passi attraverso un filo conduttore che, dal Trionfetti al Maratti fino all’Audiffredi, conferma che tra l’orto officinale e l’officina scrittoria domenicana non vi era discontinuità ideale. Il concetto di laboratorio di idee e di testi, che la Libraria rappresentava nella vita culturale settecentesca, si ampliava non in senso lato, ma reale, nella consapevolezza che la scienza e la conoscenza avevano sempre bisogno di essere attualizzate. Ecco come in Casanatense, splendidi manufatti medievali che ci mostrano dagli erbari dipinti ai Tacuina, accanto ad altri capolavori irripetibili che sono gli orti secchi, si rivelano presenze complementari.
Sono tutte testimonianze di una realtà comune, vissuta sia sotto il profilo sperimentale della ricerca, sia in nome della ricerca pittorica che questa realtà traduce in immagine. La riproduzione editoriale del volume 4460, secondo tomo dell’Hortus del Sabbati, non solo non vuole sostituire l’originale, ma avrà il merito di colmare la memoria di quel pezzo, unicum nel suo genere, che non potrà essere duplicato.
E’ una lodevole consolazione per la frattura inferta ad un insieme organico che la serialità, alla quale ormai da secoli siamo abituati, non ci può restituire.

L’Orto botanico romano al tempo del Sabbati e dell’Audiffredi

Dopo la prematura morte del Trionfetti, nel 1708, l’Orto botanico romano subisce un periodo di oblio fino all’avvento di papa Lambertini. Benedetto XIV aveva “singolar genio per la botanica” e volle istituire due cattedre, una di botanica teorica, che prevedeva “un professore medico destinato a spiegare nell’Università le virtù e l’uso delle erbe”, l’altra di botanica pratica cui si univa la direzione dell’Orto botanico. La riforma prevedeva inoltre che il docente di botanica pratica non sarebbe potuto passare alla cattedra di medicina, lasciando vacante la disciplina botanica.
Agli atti ufficiali fece immediatamente seguito nel 1747 la nomina di Francesco Maratti a direttore dell’Orto botanico. L’abate Maratti si rivelò personalità di grande levatura culturale, nonché profondo conoscitore della disciplina che insegnava, tanto che lasciò un’impronta profonda nella storia dell’Orto romano. Ciò gli fu possibile anche grazie ad un’altra figura eccellente che lo affiancò durante il suo mandato accademico: Liberato Sabbati, nominato primo custos dell’Orto dal 1749 al 1779. […]
Liberato Sabbati nasce a Bevagna nel 1714 e si trasferisce a Roma in giovanissima età, prima dei 17 anni. Le sue origini sono modeste e un soggiorno a Roma può rappresentare una scelta decisiva sia per la formazione culturale, sia per un proficuo inserimento sociale che lo aiuti nella carriera che vuole intraprendere.
A Roma studia farmacia nelle spezieria di Marco Palilli al rione Monti ed entra in rapporto con i domenicani casanatensi, sicuramente già dal 1744, secondo quanto testimoniano gli acquisti delle sue opere.

E’ l’inizio di una duratura collaborazione che vedrà il Sabbati autore delle sue maggiori opere che si conservano in Casanatense. Sono ancora oggi l’esempio evidente di come gli “orti secchi” e gli “orti dipinti” costituissero un bagaglio unico di conoscenza botanica. Riuscivano infatti a coniugare, pur con differente valenza didascalica, l’esperienza pratica con il gusto estetico della riproduzione, quanto più possibile fedele al modello in natura.
Sabbati, appassionato soprattutto di orti secchi, si rivela ottimo allievo nonché collaboratore di Maratti. Tra i due vi è comunione di intenti e scambi di esperienze professionali e scientifiche come lo stesso Sabbati dichiarerà nella prefazione di un suo prezioso opuscolo.
Le prime opere del Sabbati acquistate dal prefetto casanatense Agnani furono L’Innesto (Ms. 1902) e le Deliciae botanicae (Ms. 3519-3521).
L’Innesto è un’opera giovanile, frutto della sua esperienza di studente, mentre le Deliciae sono realizzate prima della sua partenza per Ferrara, dove soggiornò per qualche tempo.

I motivi di questo viaggio restano sconosciuti, ma sappiamo che lì diede alle stampe la Synopsi plantarum, considerata la sintesi delle due prime opere. […] Molto probabilmente lo Studium ferrarese, tornato ai suoi antichi splendori grazie al nuovo impulso dato dall’amministrazione papale, apprezzò il suo talento e stimolò in lui il desiderio di ampliare le proprie conoscenze.
E proprio dalla produzione ferrarese del Sabbati emerge, come accennato, il forte legame con Maratti, ancora non istituzionale, perchè precedente alla nomina di custos. Il discepolo riconosce in Maratti il maestro che ha curato la sua ignoranza per infondere sapere e riconoscenza, ma con il quale si è stabilita una collaborazione scientifica e di assidua ricerca.
Il Sabbati mostrò immediatamente un’enorme capacità produttiva, unita ad un’altrettanto evidente ambizione, chiavi del suo successo e della sua feconda attività. Realizzò una cospicua serie di erbari che si conservano in gran parte a Roma nelle biblioteche Casanatese, Alessandrina e Corsiniana […] Quando nel 1759 il Sabbati verrà nominato primo custos dell’Orto botanico romano del Maratti ci sono già in pieno le premesse non solo per la sua carriera, del resto già ben avviata, ma per ampie e durature collaborazioni con gli Istituti romani di prestigio, non ultima la Casanatense.
Una rassegna degli erbari del Sabbati in Biblioteca rappresenta uno spaccato di vita dell’illustre botanico e ne segna non solo la continuità produttiva ma anche il supporto economico e culturale che ricevette dai domenicani e dal padre Audiffredi in particolare. […]
Oltre a L’Innesto e alle Deliciae vennero via via commissionati e acquistati nel tempo:

Catalogus plantarum iuxta methodum Tournephortianum … (Mss. 1904-1905)
Indice complessivo dell’Hortus Hyemalis del Trionfetti (Ms. 1670)
Theatrum botanicum romanum … (Ms. 1903)
Hortus romanus iuxta systema Tournephortianum … (Mss.4459-4463)
Selectarum plantarum Horti Botanici Romani Icones ad vivum delineatae et nativis coloribus distinctae ad usum Bibliothecae Casanatensis... (O.II.9 CCC) […]

E’ del tutto evidente che le credenziali di cui godeva Sabbati in ambiente accademico, la lunga frequentazione della Biblioteca fin da quando era giovane studente, il sodalizio con Maratti, concorsero a convincere il prefetto Audiffredi a investire un consistente capitale per la realizzazione di queste opere, in particolare per le Icones, dal costo finale molto elevato. Suo intento fu di farne l’Erbario della Casanatense a testimonianza tangibile di una lunga quanto proficua collaborazione.